Kurt Vonnegut: Analisi e Recensione Mattatoio n.5 

19.08.2023

Mattatoio n.5 è un romanzo scritto nel 1969 da uno dei più grandi scrittori Americani del secondo dopoguerra, Kurt Vonnegut. Il romanzo parla di guerra, felicità, dolore, ricerca di senso, percezione del tempo. Il romanzo parla di Billy, un ragazzo di Ilium, stato americano di cui non ricordo il nome, una sorta di alter-egodello scrittore. Billy viene inviato in Germania nel 1943 come chierico al servizio di un Cappellano di guerra. Ad un certo punto del romanzo, Billy scopre di poter viaggiare nel tempo, pur non avendone la benché minima padronanza. In due anni di guerra riesce a veder tutta la sua vita, morte compresa. E' rapito addirittura da una razza aliena, I tralfamadoriani, esserini simili a mani, che percepiscono la quarta dimensione. Viene, spesso, ribadita l'importanza di cercare di vedere le cose da angoli differenti, per comprenderle meglio, e scoprirne parti nascoste all'occhio poco attento. Perché, allora, non vediamo pure il tempo diversamente? Siamo soliti pensare ad esso come una serie logica di istanti, uno conseguente all'altro. E se invece, questa connessione causale-temporale non esistesse? Se non ci fosse un inizio e una fine? Se le cose fossero e basta, senza un ordine e uno schema definiti? Beh, allora il tempo andrebbe ripensato come circolare. Ma in che modo è possibile realizzare ciò? I Tralfamadoriani vedono ogni piccolo istante come una pietruzza, che forma la catena montuosa della loro insignificante esistenza; essi possono ammirare ciascun momento della loro vita alla stregua di uno scorcio di montagna, lì fossilizzato "come insetti in un blocco d'ambra". Pertanto, in quest'ottica la morte perde di significato, perché la sua stessa essenza sta nel Termine che rappresenta; sicché la morte sarà uno dei tanti istanti della vita per un Tralfamadoriano, e quando avrà finito di esperirlo, a tamburo battente si avvicinerà ad altri che gli sono più graditi. Abbiamo, dunque, una visione della vita in-finita, senza limiti e confini. Tuttavia, sebbene i Tralfamadoriani siano, de facto ,immortali, saranno per l'eternità limitati dalle pastoie delle loro esperienze. Ma, cosa significa tutto questo? Io mica posso vedere la quarta dimensione, avrete detto. Questo è ovvio. Nondimeno questa nuova concezione del tempo ci insegna a concentrarsi sui bei momenti, lasciando andare quelli spiacevoli, proprio come i Tralfamadoriani evitano gli attimi di dolore e sofferenza, soffermandosi sugli istanti che hanno regalato loro più gioia, e che li hanno fatti sentire vivi. Ma in questa prospettiva, non c'è spazio alla libertà dell'Individuo? C'è solo una necessità, data dal fatto che l'uomo non è in grado di plasmarsi un futuro, di attualizzare un infinito numero di possibilità? In un certo senso sì. Diciamo che, sebbene il futuro, passato e presente, esistano contemporaneamente -questo perché, essendo il tempo una dimensione, è come larghezza, altezza,e lunghezza-, ciononostante non significa che l'uomo-o chi per lui- non abbia avuto modo di scegliere autonomamente il suo divenire.


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